Io sono perché risuono

“Mi dico: No. No.
Non devi educarla.
Non cercare di cambiare la sua natura. Smettila di manipolarla, di indurla al tuo volere.
….. Ora basta.
Lascerò che sia lei a guidare me.
Obbedirò io a lei.
Le concedo l’iniziativa.

Così comincia il viaggio che ci condurrà alla scoperta del metodo della psicobiorisonanza  messo a punto della dott.sa Francesca Romano.

Cos’è la psicobiorisonanza nello specifico, lo scopriremo nei prossimi articoli, oggi faremo solo un primo importante passo verso la riscoperta della nostra voce.

I metodi tradizionali di canto o di educazione della voce “impongono” una impostazione della laringe, il controllo della gola, la lingua, la postura della testa, il diaframma….ma cosa accadrebbe se invece di controllare, lasciassimo la nostra voce libera di esprimersi?

Francesca Romano, nel suo libro “Iniziazione alla Voce-terapia” ci racconta come il suo primo approccio alla voce “libera” sia stato deludente: il suono emesso non le ricordava affatto la sua voce, il  suono era sporco, incerto e non definito.
Ma continuando  a cantare, senza preoccuparsi della tecnica che fino ad allora le era stata insegnata ed utilizzava per emettere suoni  “perfetti” focalizza la sua attenzione sulla vibrazione; avverte dentro di lei un flusso, quasi materiale, che si dirige in tutte le direzioni del suo corpo: il corpo non ostacola questo flusso di energia, bensì la amplifica e la espande

Il suono parte dal palato, per proseguire verso il naso e fino giù, percorre e fa vibrare tutto il corpo; note più alte vibrano all’interno del cranio ,vibrano le ossa cave, i tessuti molli,  la pelle le cartilagini…ed ancora le vibrazioni corrono lungo la spina dorsale, lungo le braccia…

Sensazioni nuove, innescate come sempre dal fiato, dalla laringe, quindi cosa ‘è diverso questa volta?

Sappiamo che cambiando punto di osservazione verso una qualche situazione, ne possiamo osservare lati “nuovi”, l’oggetto della nostra osservazione può assumere sembianze del tutto diverse da quelle che eravamo abituati a vedere, e noi possiamo comprendere la sua natura in modo diverso e completo:  lo stesso vale per la voce.

Siamo abituati ad ascoltare la voce come qualcosa di esterno e in qualche modo “distaccato” da noi, come se noi fossimo in platea, tra il pubblico, e la nostra voce sul palcoscenico, ma se saliamo anche noi sul palco di quel teatro; torneremo ad essere tutt’uno con essa,  risuoneremo della nostra voce, il nostro corpo risuonerà , e lo farà solo per un nostro beneficio.

Come le corde di una chitarra che  fanno vibrare lo strumento, e risuonano in quella cassa, la nostra voce, fa vibrare il nostro corpo, e quel suono, quella voce, non emessa, ma vibrante all’interno del nostro corpo la udiremo solo noi, perché quella voce, come altre caratteriste che ci rendono unici e irripetibili, è unica e irripetibile, appartiene solo a noi; ci identifica e “Lei, la voce, sono io.”

E ascoltando la nostra voce, rendendoci consapevoli della nostra unicità, vibrando di questi suoni liberi, non più incatenati nella tecnica nè controllati, ci accorgiamo che le tensioni spariscono, i muscoli si rilassano, la mente si svuota…

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