L’Importanza della voce e della risonanza corporea

I primi uomini erano esseri sonori, luminosi e trasparenti che planavano sopra le acque. Solo a partire dal momento in cui cominciarono a posarsi sulla terra e a mangiarne i prodotti i loro corpi divennero pesanti e opachi. Della loro natura restò solo la voce”. (M. Schneider)

Alla tradizione degli sciamani delle Americhe appartiene molto probabilmente la prima espressione di canto salutare, un lamento monodico il cui ritmo si basava sulla respirazione e sul battito cardiaco. Fra gli indios Pieroa dell’Amazzonia “l’uomo di medicina” trattava molte malattie con un canto sommesso e ripetitivo al ritmo di un sonaglio. Nel Talmud ebraico si trova menzionato un canto capace di proteggere dalle epidemie. Per i sacerdoti egiziani “l’emissione della voce era un processo che generava campi sonori le cui vibrazioni si identificavano con il principio che genera oggetti e forme”. Sulle vibrazioni si era espresso Pitagora, che convinto che le strutture fisiche e mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni, considerava tutte le forme fisiche come manifestazione del suono. Seguendo Pitagora, lo scienziato e fisico tedesco Ernst Chladni che studiava la scienza della Cimatica (ossia l’energia delle onde), dimostrò che le onde sonore creano delle figure e che la forma di quella figure dipende dall’altezza delle note. Nel corso di ulteriori esperimenti e ricerche condotte da studiosi quali Guy Manners, Hans Jenny, Itzac Bentov è emerso il concetto secondo il quale nel nostro corpo fisico ogni atomo ha una propria frequenza naturale e che tessuti e fluidi si mantengono in base al principio della risonanza a alla conseguente interazione degli armonici.

E’ solo del secolo scorso la grande attenzione al potere del suono e del canto: le ricerche e gli studi condotti negli Stati Uniti dall’American Academy of Neurology, indicano il canto come possibile terapia per casi di dislesssia, autismo, Alzheimer e Parkinson. Sembra che le nostre funzioni mentali, emozionali e sensoriali siano codificate nella voce in modo determinato proprio come lo sono le informazioni nei nostri geni. Alcuni patologi suggeriscono che canticchiare a bocca chiusa e cantare ripuliscono il cervello stimolandone il “drenaggio”. Le vibrazioni della laringe e l’aria nel tratto vocale sono trasmesse parzialmente nel cranio massaggiando così il cervello. Tale massaggio permette un maggior fluido di liquido cerebrospinale attraverso il cervello e aiuta a rimuovere materiale di scarto. Ancora in Francia gli studi dell’otorinolaringoiatra A. Tomatis sottolineano che il canto agisce sul sistema nervoso e regola la pressione e il battito cardiaco, e in Svizzera sono state condotte ricerche sperimentali volte ad osservare le dinamiche che intercorrono tra le variazioni dell’intensità del suono vocale e le variazioni dei dati di risposta bioenergetica dell’organismo umano. Il gruppo di ricerca ha osservato processi di bio-risonanza a cui collega principi di medicina quantistica ed elementi di psicologia Vedica sulla natura del suono.

Alla luce degli studi a cui ho accennato quale effetto ha il suono sulle minime strutture cellulari ed atomiche?
Nel nostro organismo ogni molecola vibra, ogni particella e ogni elemento del corpo risuona con frequenze esterne provenienti dalla natura, dalla terra, dall’atmosfera e che provvedono al nostro equilibrio vitale. Nel dialogo tra corpo e psiche il suono della voce può intervenire sulla fluttuazione delle vibrazioni e può sbloccare, trasformare e riequilibrare. La vibrazione della voce è stato il punto di partenza della mia ricerca ed è l’elemento chiave del mio attuale metodo di lavoro che nasce da un percorso personale e che si basa sui seguenti presupposti: 1) il canto – 2) l’ascolto – 3) il respiro naturale .

Sottolineo il belcanto perché il cantante lirico utilizza ossa e muscoli del proprio corpo in modo funzionale. Infatti la propagazione ossea del suono e l’azione dinamica dell’intreccio muscolare attraverso l’utilizzo dell’aria consentono di sviluppare potenzialità della voce che l’essere umano non conosce. Accade che il corpo si apre per consentire all’aria di fluire e alle corde di….mettersi a cantare! Attraverso percezioni e immagini, eufemismi ed empirismi, la via al canto può condurre ad una maggiore stabilità del proprio sé, nella scoperta e riconoscimento della propria identità. E’ il caso di Gina, una donna di 65 anni che, dopo aver visto morire la madre investita da un’auto, viene colpita da un tumore al seno e attraversa un periodo delicato della sua vita in cui la voce retrocede inesorabilmente fino a diventare flebile e fioca. La donna consulta otorinolaringoiatri, foniatri, segue terapie logopediche presso strutture ospedaliere e centri privati ma nulla accade, la voce non torna e Gina, rassegnata, smette di cercare una cura e una causa. Il nostro incontro avviene tramite una sua amica che, a conoscenza del mio metodo di lavoro, incoraggia Gina a provare….(continua nel libro).

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